sono vivo eh, scrivo poco ma ci sono … segui magari il mio lifestream
sono vivo eh, scrivo poco ma ci sono … segui magari il mio lifestream
Questo è un messaggio che abbiamo appena ricevuto da Vittoria Savio, fondatrice del Caith, il centro di accoglienza per bambine lavoratrici – leggi: “schiave”, questa storia ve la devo raccontare bene – di cui siamo stati ospiti a Cusco, in Perù.
Credo che tutto il mondo e’ al corrente che tutti i turisti rimasti bloccati a Macchu Picchu per i disastri delle piogge (vari km. di ferrovia divelti e portati via dalla furia del fiume Urubamba, alberghi crollati ad Aguas caliente, la cittadella turistica sotto a Macchu Picchu etc. etc.) sono stati portati in salvo da tredici “valorosi” elicotteri dell’esercito peruano che per 5 giorni hanno fatto la spola tra Machhu Picchu e l’aeroporto di Cusco.
Il governo e’ soddisatto e orgoglioso dell’efficenza del suo esercito, purtroppo peró, forse non e’ tanto noto a tutti voi che pure vedete la televisione, il fatto che migliaia di campesinos sono ancora oggi nelle stesse condizioni in cui la furia dell’acqua li ha lasciati. Si sa cos’e’ successo nei villaggi contadini con cui si puó comunicare, peró non si sa nulla di quelli che sono raggiungibili solo a piedi. Quanti sono i danneggianti senza tetto, senza viveri, isolati dal mondo son tutti vivi? Questo non lo sapete voi non lo sappiamo noi e tanto meno il governo peruano, peró cosa interessa…
A mezz’ora dal Cusco c’era il paesino di Huacarpay, circa 80 famiglie tutto e’ stato raso al suolo dal fiume Huatanay, non e’ rimasta nemmeno una casa in piedi, durante l’alluvione gli abitanti si sono rifugiati con i loro 182 bambini in tre aule della scuola elementare sulle pendici delle vicine montagne. Ora alcuni vivono giá sotto tende fatte con plastica… e continuano a vivere.
Il Centro Yanapanakusun nei primi giorni successivi all’alluvione ha dato la possibilitá di ospitare 20 bambini fra i sei ed i dieci anni, peró le famiglie preferiscono viviere con i loro figli e ricevere gli aiuti commestibili che i privati del Cusco mandano a loro. Ora ci siamo impegnati con sei maestri ed alcuni promotori sociali, fra di loro c’e’ uno scout di Milano, ad accompagnare i bambini e gli adolescenti della “tendopoli” durante tre ore al mattino e tre al pomeriggio, abbiamo giá distribuito coperte pentole, piatti, vestiti, non viveri perché arrivano da altre fonti.
Non avendo fondi riservati per questa emergenza abbiamo dovuto prelevarli da altri programmi peró dovremo restituirli ed altri ci mancano per continuare ad intervenire in altre localitá. Nei villaggi contadini dove stiamo lavorando son successi alcuni inconvenienti pero’ non gravi come a Huacarpay. Nelle comunitá del distretto di Huancarany ci sono in tutto 15 case crollate ed altrettante in Accha e Omaccha dove cercheremo di intervenire con degli aiuti.
Se voi pensate anche agli ultimi a quelli che fanno la storia e non la scrivono collaborate direttamente, al conto corrente in perú in dóllari intestato a:
Centro Yanapanakusun – Nro. 285-11736815-1-34 – BANCO DE CREDITO – Sucursal Cusco (Av.Sol Nro. 189)
Codigo SWIFT: BCPLPEPL (non serve códice Iban).Vittoria
Si ringrazia per la diffusione di questa lettera ai vostri contatti
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Last December, Andreas asked the following question:
Were computers part of your childhood?
When I was 15 or 16, I wrote a few science fiction short stories, printed by a small book publisher. It was 1988/89 and the web didn’t exist then: I used to write by hand or with a mechanical typewriter. :)
Having published some short stories, I started writing a real novel. Wow. :) It was not a science fiction novel. Leafing through a Philips catalogue, I found a strange kind of machine… something in between a typewriter and a real computer: the local shop didn’t have it so my father bought a real PC instead (a very expensive diskless 8088 PC with a monochromatic monitor).
I never published my novel but I came into the world of computing. :)
Un fatto del genere fa pensare alla Somalia e alle opere si sciolgono sotto il sole. In questo caso, invece di sciogliersi al sole, Peacereporter racconta la storia di 220 milioni di euro in fumo. E il luogo è poco lontano, l’Eritrea.
È crollato dopo due settimane esatte dall’inaugurazione del 13 gennaio scorso, avvenuta alla presenza del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, che suggellava con la sua presenza l’ingente impegno italiano in questo mega progetto. Si tratta del Gilgel Gibe II, il tunnel di 26 chilometri costruito per generare energia sfruttando la differenza di altitudine fra il bacino della Gilgel Gibe I e il fiume Gibe. Siamo nel cuore dell’Etiopia, nella valle del fiume Omo, un paradiso che sta per sparire, ingoiato dalla rapacità di governi e grandi interessi, che nelle acque cristalline dell’importante fiume ci vedono solo energia e tanti soldi. Dietro a questo misero flop, infatti, c’è un intreccio di interessi e business a nove cifre, che occorre analizzare passo passo, per arrivarne a capo.
So far the networking of virtual machines has usually been managed by configuring a Virtual Ethernet Bridge (VEB) in the host, i.e. the good old implementation of 802.1D in the Linux Kernel:
A Virtual Ethernet Bridge (VEB) is a capability within a physical end station that supports local bridging between multiple virtual end stations and (optionally) the external bridging environment.
While this works well and in some cases is the best solution, in other setups performances or policy needs dictate that the traffic between virtual machines is forwarded to an external bridge (the Ethernet switch connected to the host) and back without having in the host a real bridge learning MAC addresses from its ports and implementing the STP. Enters the VEPA:
A Virtual Ethernet Port Aggregator (VEPA) is a capability within a physical end station that collaborates with an adjacent, external bridge to provide bridging support between multiple virtual end stations and external networks. The VEPA collaborates by forwarding all station-originated frames to the adjacent bridge for frame processing and frame relay (including "hairpin" forwarding) and by steering and replicating frames received from the VEPA uplink to the appropriate destinations.
Support for VEPAs has been added to Linux 2.6.33 with a simple change to the macvlan driver.
The next step will be to use the macvtap driver (available in 2.6.34), which exposes a tap character device usable by kvm-qemu and "connected" to a macvlan-like interface.
Questa volta i personaggi di cui si parla lavoravano in coppia. Erano Niccolò Pollari, ex capo del Sismi, e Pio Pompa, il quale, dai suoi uffici capitolini di via Nazionale, aveva confezionato dossier su una serie di persone: magistrati, giornalisti, editori, intellettuali che, a detta loro, si sarebbero distinti per ostilità antigovernative. Per ricostruire questa vicenda, invece di avvalersi di atti giudiziari e documenti, stavolta si cambia ottica e ci si affida alle parole di Andrea Cinquegrani, direttore – insieme a Rita Pennarola – del mensile La Voce delle Voci, conosciuto come La Voce della Campania prima che la testata cambiasse (di poco) nome e diventasse nazionale. Cinquegrani, Pennarola e i loro collaboratori storici sono stati tra gli obiettivi delle osservazioni ravvicinate del servizio segreto militare.
Quando avete saputo di essere stati oggetti di “attenzioni” particolari da parte del Sismi?
L’abbiamo letto su Repubblica il 5 luglio 2007, quando uscirono due pagine sul “Sismigate”. Si raccontava che erano stati attenzionati oltre 200 magistrati, molti giornalisti e politici. In queste due pagine, a firma di Carlo Bonini, c’era anche un organigramma, una sorta di galassia eversivo-terroristica, che comprendeva anche la Voce della Campania, allora ci chiamavamo ancora così. A noi nello specifico era dedicato un paragrafo, “Quella voce da spegnere”, in cui si diceva che eravamo tra i protagonisti di attività anti-Berlusconi e che nostri collaboratori erano legati ad ambienti particolari, dell’eversione. Si parlava non poco di Percy Allum: in quanto docente all’Orientale di Napoli, si insinuava che fosse in contatto anche con cellule del terrorismo islamico. Inoltre, in quanto inglese, sarebbe stato in collegamento con numerosi corrispondenti della stampa estera, in particolare britannica ma non solo, e quindi in grado di influenzare i giornali stranieri. Noi dunque eravamo al centro e fra i protagonisti di questa inesistente cospirazione.
Che avete fatto quando ne siete venuti a conoscenza?
Ci siamo rivolti all’avvocato Caterina Malavenda di Milano che già rappresentava Marco Travaglio, Gianni Barbacetto e altri giornalisti. Con lei abbiamo presentato un esposto-denuncia alla procura della Repubblica di Roma, ma siamo venuti a sapere un anno fa, circa, che la competenza era passata a Perugia perché ci sono molti magistrati di Roma tra quelli “attenzionati”.
Cosa avevate scritto di tanto esplosivo per essere considerati così pericolosi?
Ce lo siamo chiesti anche noi. Sul numero di agosto 2007, facevamo uscire un articolo in cui ci domandavamo lo stesso. Del resto non ci siamo concentrati soltanto su fatti e misfatti di Silvio Berlusconi e dei suoi, ma abbiamo scritto anche moltissimo su membri dell’allora opposizione e quindi su personaggi come Massimo D’Alema, al quale dedicammo una copertina nel 2001, Giuliano Amato, Walter Veltroni, lo stesso Antonio Di Pietro. Per cui non sappiamo proprio che cosa potesse aver suscitato tali e tante ire. Forse articoli che riguardavano Sergio De Gregorio, presidente della commissione difesa del Senato e legato a Pollari. A questa domanda avremmo però voluto che fosse la magistratura a rispondere, dicendoci qualcosa anche sul come: controllo della posta elettronica, intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti? E ancora: quale utilizzo è stato fatto del materiale raccolto? Interrogativi che resteranno senza risposta. Pollari e Pompa devono rispondere di peculato avendo, secondo l’accusa, utilizzato soldi pubblici per fini che non hanno nulla a che vedere con attività istituzionali. Però nei loro confronti non è stato ravvisato niente in termini di procurato danno verso di noi perché, secondo gli inquirenti, non si riuscirebbe a dimostrare un nocumento procuratoci. Questo nonostante siamo gli unici tra i giornalisti ad aver denunciato Pompa e Pollari per questo tipo di attività.
Per cui non sapete allo stato attuale di quale tipo di “attenzioni” siete stati oggetto?
No. Questo non si riesce a capirlo. Per certi versi potrebbe sembrare un’attività di dossieraggio puro e semplice da chiudere poi in un cassetto. Se avessero fatto qualcosa di simile a una rassegna stampa, sarebbe bastato qualche ragazzino che guardasse su Google o su altre fonti su Internet spendendo poche centinaia di euro. Mentre invece, essendo cospicue le somme di denaro pubblico spese dal parte del tandem Pollari-Pompa, questo lascia aperto un quesito: che altre attività sono state effettuate? Avremmo voluto che la magistratura lo accertasse. Non l’ha fatto e ce ne chiediamo il motivo. Se avessimo fatto qualcosa del genere, a quest’ora saremmo probabilmente in galera.
Che altri usi ipotizzate?
Potrebbero averne fatto un qualsiasi tipo di uso, compreso il delegittimarci presso clienti pubblicitari, associazioni, banche. Per esempio, tanti anni fa noi fummo vittime di una simile attività non dei servizi segreti, ma da parte di un politico, Paolo Cirino Pomicino. Quando era ministro del bilancio ci delegittimò nei confronti di una concessionaria pubblicitaria. Eravamo a fine anni Ottanta e il risultato fu che la Publikompass non firmò un contratto pubblicitario con il nostro giornale, come ci raccontò una persona interna. Chi ci garantisce ora che il materiale acquisito illecitamente non sia stato utilizzato in un modo o nell’altro da chi l’aveva raccolto o da loro amici?
Prima delle rivelazioni di Repubblica, non avete mai sospettato di essere seguiti o ascoltati?
Tante volte abbiamo avuto sospetti, nel corso degli anni. Lo pensi tutte le volte che senti il telefono che fa strani rumori. Tenuto conto del tipo di giornalismo che facciamo – un giornalismo di denuncia verso il mal governo istituzionale, le connection tra politica, affari e criminalità organizzata – lo abbiamo immaginato più volte fin dalla metà degli anni Ottanta e per tutti i Novanta. Di questi fenomeni ne siamo consapevoli. Però fa un certo effetto vederlo nero su bianco e su documenti che solo adesso abbiamo avuto in via ufficiale. Fa impressione leggere che la Voce dal 2001 al 2006, e soprattutto nel biennio 2002-2003, era la cupola dell’eversione anti-maggioranza. Se si leggono gli atti della procura di Perugia, si viene a sapere che a noi faceva capo tutta una serie di “personaggi”: Michele Santoro, già direttore della Voce della Campania a fine anni Settanta, Beppe Giulietti, promotore di Articolo 21, Giulietto Chiesa e Sandro Ruotolo, noti giornalisti, Ignazio Patrone, magistrato e promotore di associazioni di categoria, Paolo Serventi Longhi, allora presidente della FNSI. Tutto questo ci ha fatti impallidire per la presunta potenza eversiva che avevamo in quegli anni.
Cosa pensi, da giornalista e cittadino, del fatto che si vuole apporre il segreto di Stato anche su questa vicenda?
È ridicolo. Nell’articolo che abbiamo pubblicato sul numero in edicola, “Pompa magna”, abbiamo sottolineato a chiare lettere che è una follia mettere il segreto di Stato su una storia come quella delle spie Telecom, la Tavaroli & Mancini band, in cui si sono condotte indagini private per spiare dipendenti, calciatori dell’Inter o semplici cittadini. Porre il segreto di Stato su affari sporchi è clamoroso. E altrettanto lo è per vicende che si sono concentrate su magistrati o giornalisti. Ma che segreto vogliono invocare? Che si scoperchino i pentoloni su quella che sembra delinquenza organizzata pubblica.
Episodi di dossieraggio non sono nuovi. Secondo te la riforma del 2007 (quella che trasforma il Sismi e il Sisde in Aisi e Aise e che va a modificare le relative istituzioni a controllo dell’attività di intelligence) può introdurre qualche tutela in più?
Be’, mi pare che sia ampiamente peggiorata. Quindi, se stavamo nella padella, adesso siamo nella brace con la discrezionalità del segreto di Stato consegnata alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Anche questo lo documentiamo nell’ultimo numero proprio dedicato all’Aise napoletana.
***
(Questo articolo è stato pubblicato sul Domani di Maurizio Chierici nella rubrica I peggiori protagonisti della nostra storia.)
Per evitare di intasare il route collector, RIPE ha smesso di annunciare 1.1.1.0/24 e 1.2.3.0/24 e quindi ho colto l'occasione per provare a farlo io per un po' (limitatamente a MIX, NAMEX e MINAP).
Ho ricevuto traffico da diversi peer che evidentemente non filtrano i miei annunci, e sospetto che ne arriverebbe molto di più se alcuni non avessero una prefix-list anti-bogon non aggiornata... :-)
Mi sono arrivati 300-350 Kbps: il più sono 3 stream da 78 Kbps verso la porta UDP 15206 e SYN verso la porta TCP 25. Per il resto ho visto broadcast NETBIOS verso 1.1.1.255 (da un ospedale, a giudicare dai nomi), ping, ACK e SYNACK per protocolli assortiti.
Il traffico SMTP è praticamente tutto di messaggi verso zaobao.com.sg (MX 1.1.1.1), che riceve backscatter perché falsificato da uno spammer, e bbspam.com (MX 1.2.3.4) che è una storia istruttiva su come non si dismette un servizio usato da terzi non cooperanti.
Il traffico UDP invece è il risultato di scansioni SIP alla ricerca di telefoni e centralini insicuri, questi blog spiegano i dettagli: 1, 2.
Forse nessuno di voi, pochi e affezionati lettori, non sa che oltre a far male quando viene la sinusite il seno mascellare può, nel caso l’osso in cui sono annegate le radici dei nostri denti sia troppo piccolo, essere messo in comunicazione diretta con la bocca semplicemente levando un dente. Neanche io lo sapevo fino a ieri pomeriggio quando il dentista, che a dire il vero per precauzione mi aveva anche fatto fare la TAC e si aspettava una complicazione del genere, mi ha levato il dente del giudizio superiore sinistro. Ora in pratica ho un minuscolo foro da cui quando degluttisco entra aria nella bocca. Non è una bellissima sensazione sentire l’aria entrare dal naso, passare nella guancia e quindi entrare in bocca. Il dentista, che come dicevo era preparato a una complicazione di questo tipo, e ha già provveduto a tagliare la gengiva per creare due lembi da cucire insieme. Martedì mi leverà questi punti e mi ricucirà ma per alcuni giorni non potrò soffiarmi il naso. Nel frattempo sospendo gli allenamenti di corsa fino al prossimo fine settimana.
Della casa editrice Città del Sole si è parlato varie volte per i libri che pubblica sul Mezzogiorno d’Italia. E si torna a farlo con l’uscita del testo Il tacco di Dio di Katia Colica:
[l'autrice] è penetrata nel cuore del sobborgo reggino, accostandosi ai racconti di vite piegate, senza speranza e futuro. Ad Arghillà è facile incontrare bande di ragazzini che dalla strada hanno imparato a crescere in fretta, prostitute bambine che escono al calare della sera, quando chi può si confina in casa, Qui vivono abusivi, immigrati, poveri, qui la prostituzione, lo spaccio, la miseria sono all’ordine del giorno. Questo è il quartiere dei rom, confinati nella collina a nord della città in nome della “delocalizzazione”, e delle famiglie più povere che hanno occupato case di edilizia popolare, malsane e ai limiti della invivibilità [...]. “Noi siamo il tacco di Dio e tutto ci è vietato”, dice una vecchia amareggiata alla fermata di un autobus che non passa quasi mai, e il suo sfogo è quello di tutte le donne intervistate nel libro, perché, come sempre, a pagare il prezzo più alto di sofferenza e disagio è proprio la popolazione femminile, che vede consumare i destini dei propri figli negli stessi meandri in cui si sono spenti i propri.
È fin troppo facile farsi venire in mente i recenti fatti di Rosarno. Questo libro però viene scritto prima e dunque in qualche modo anticipa quegli eventi, riponendo attenzione anche su un’altra forma di emarginazione calabrese.
Ho sentito Delicq dal vivo solo una volta, a Genova alla Sala Chiamata, vicino alla Lanterna. Era il 2003 o il 2005, non ricordo più. Ricordo però che rimasi incredulo per la quantità di gente che c’era: non ero mai stato ad una festa di danze popolari e non riuscivo a credere ai miei occhi. E alle mie orecchie: quella sera ho ballato tantissimo e ho scoperto il potere che la danza ha di accendere i cuori. Ero commosso.
E se a distanza di anni, con la danza ho incontrato mia moglie, un pochino forse lo devo anche alla musica di Stephan Delicq, e gliene sono grato.
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Si intitola Vodou Brooklyn ed è il “viaggio” per voce e immagini di una fotografa all’interno di una comunità haitiana trapiantata negli Stati Uniti. L’autrice di questo racconto si chiama Stephanie Keith e, per quanto visuale, si tratta della puntata speciale di una trasmissione radiofonica, Speaking of Faith. È anche possibile ascoltare e scaricare l’mp3 dell’audio-racconto.
(Via BoingBoing)
Infine ieri sera è morto Stéphan Delicq, la notizia si sta diffondendo sulle mailing list e su facebook.
Grazie per averci fatto piangere, sognare e amare la vita.
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C’è qualche genovese che si unisce a noi, o che permette a noi di unirci? Lo scrivo perché, a proposito di scelte di vita, Daniela ed io abbiamo appena iniziato a fare il bilancio di giustizia e ci piacerebbe condividere questa esperienza con altre famiglie!
Per saperne di più vi invito a leggere anche questo articolo introduttivo di don Gianni Fazzini.
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Il mio Toshibino credo sia dell'anno 2002....Non ha più i tasti della freccia destra, sinistra e in basso, lo spazio funziona solo se lo colpisci con una mazza chiodata e ci vuole un pò di pazienza quando ho a che fare con Gimp.
Nonostante tutto e nonostante molti mi possano accusare di accanimento terapeutico, io continuo a tenerlo e ho deciso di dargli un aspetto più fashion!
Ho visitato molti siti in cui c'erano info dettagliate su come smontare ogni singolo pezzo da dipingere e tutti i giorni l'ingegnere mi ripeteva "oh! mi raccomando, prima di smanettare col portatile fai un backup"....
Io avrò dato retta a tuttoquesto?
ovviamente NO!
Partendo da questo:
Sono arrivata alla versione 2.0:
E finalmente alla 3.0:
La cosa che mi da più soddisfazione ,però è che , nonostante io abbia spruzzato lo smalto ovunque ,senza separare i pezzi, abbia dipinto le casse e il touch pad, TUTTO FUNZIONA!!!!!!
Dai un’occhiata ai link interessanti che ho trovato dal gennaio 22nd al febbraio 4th:
by zarrelli@linux.it (Giorgio Zarrelli) at 2010-02-04 01:00 AM
In Italia siamo a tre. Ed è una buona notizia. Dopo il CC Festival, il primo nato, e il Copyleft Festival di Arezzo, ora arriva anche il Cicci Festival (mio non esiste), che si terrà il 13 e il 14 febbraio a Livorno, presso il Teatrofficina Refugio. Per sapere cos’è, ecco una sua presentazione:
è una due giorni sulle licenze Creative Commons realizzata all’interno del Teatrofficina Refugio, spazio occupato autogestito autofinanziato e antifascista a Livorno. Un contenitore di idee libere che circolano liberamente dato che l’arte è fatto mutevole e si può solo trasformare. Un percorso a 360 gradi tra le varie forme artistiche partendo dalle più classiche per arrivare alla follia. Tutto rigorosamente libero e condivisibile.
Perché “mio non esiste”, recita il payoff della manifestazione. Il cui programma è disponibile qui e complementare al festival c’è lo Slam Poetry Workshop, per “rimare e ritmare un testo”. Che, anche in questo caso, sarà sotto l’egida Creative Commons.
Vabbè sono in ritardo.
Per chi se lo fosse perso, nel 2009 è uscita una cosa pregevolissima dal nome "Glee". Glee un tvshow attualmente in onda su fox (piattaforma sky). Glee è tecnicamente un teen drama / musical / erede anni 2000 di saranno famosi, solo che è molto più intelligente, e più ironico della somma di questi.
E' scritto con grande gusto, in modo "improbabile" dall'autore del diversissimo nip/tack.
Insomma, merita.
Using the common “business as usual” models, someone might say that the global systemic crisis hit me too: well, I can still help people. :) A friend of mine invited me to join Kiva which is a very useful and interesting mashup website.
I’ve just loaned a few Euros to a small farmer in Bolivia: an easy way to make my day, indeed! :)
Osservatorio Balcani e Caucaso ha editato poco tempo fa una raccolta di saggi che si intitola Il mestiere del cinema nei Balcani. Storia di un’industria e dei suoi protagonisti dagli anni settanta ad oggi e che è stato scritto da Luisa Chiodi e Irene Dioli. Uscito in una prima (e precedente) edizione per il numero 2/2008 della rivista Archivio Trentino e in contemporanea in lingua albanese per Përpjekja – E përtremuajshme kulturore, il libro di questo racconta:
A vent’anni dalla fine della guerra fredda, il cinema offre una prospettiva originale per l’approfondimento delle trasformazioni politico-sociali, economiche e culturali nell’Europa sud-orientale. Narrando le storie degli abitanti del microcosmo cinematografico balcanico, il volume analizza il segmento culturale che più di tutti ha plasmato l’immaginario collettivo delle società della regione, dall’apogeo degli anni settanta fino ai processi di globalizzazione degli ultimi anni. Il mestiere del cinema nei Balcani racconta l’industria del film in Albania, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Croazia e Serbia, la sua storia di strumento della propaganda di regimi comunisti, la crisi catastrofica degli anni novanta e il suo rapporto con il mercato globale del ventunesimo secolo.
Il libro, nella nuova edizione di Osservatorio Balcani e Caucaso, può essere scaricato in versione integrale da qui (pdf, 985 KB). Online è stato pubblicato l’indice e il tutto è contenuto nello speciale Storie di cinema.
Come di consueto dopo ogni nuova allocazione di reti da ICANN a un RIR, RIPE ha iniziato ad annunciare da uno dei propri route collector alcune route di prova per verificane la raggiungibilità.
Questo caso è particolarmente interessante, perché con l'allocazione di 1.0.0.0/8 ad APNIC oggi RIPE ha iniziato ad annunciare anche delle route che coprono gli IP "interessanti" 1.1.1.1 e 1.2.3.4.
Secondo una prima ricognizione veloce che ho fatto su alcune reti italiane, Telecom Italia, Tiscali ed I.Net accettano le route ma a quanto pare non hanno ancora aggiornato le ACL di confine perché non arrivano le risposte.
Da WIND funziona tutto, mentre da Fastweb ovviamente non funziona nulla perché come è noto (ab)usano internamente 1.0.0.0/8 per indirizzare i clienti di Milano.
MCLink ha la route per 1.2.3.0/24 ma c'è una route interna che copre 1.1.1.0/24. Anche in questo caso le risposte non arrivano.
Seeweb funziona. :-)
In ogni caso, 1.1.1.1 non è quasi mai raggiungibile perché quasi tutti i percorsi arrivano ad AMS-IX tramite Tata che lo ha null-routed per motivi ignoti.
Mi dicono che il route collector sta ricevendo parecchie decine di Mbps di traffico per queste reti, se vedete pacchetti persi è perché al momento ha solo una porta a 10 Mbps verso AMS-IX.
Forward from the Scientific Committee:
[V]i comunico che la scadenza per la presentazione degli abstract è stata
posticipata dal 30 gennaio al 19 febbraio.AGGIORNAMENTO PRINCIPALI SCADENZE:
- 19 febbraio 2010: Termine per la presentazione abstracts
- 8 marzo 2010: Notifica dell'accettazione e pubblicazione web degli abstract
- 15 aprile 2010:Termine per la consegna dei paper camera ready
E' possibile proporre contributi su ogni aspetto inerente il progetto, lo sviluppo e l'uso di formati liberi e/o di software libero o open source in archeologia.
Sono previste sessioni per la presentazione di papers soggetti a recensione.
E' prevista anche una sessione poster per la presentazione di progetti in corso o recentemente conclusi.
Anche in questa edizione sarà organizzata una specifica sessione di laboratorio (OpenLAB). Quest'anno i laboratori dedicati all'incontro diretto con gli strumenti Open Source saranno dedicati a modellazione 3D
applicata all'archeologia, gestione di mesh 3D con particolare riferimento ai Beni Culturali e creazione e gestione di Database e applicazione in campo archeologico.Per tutte le informazioni sull'evento vi invito a visitare il sito www.archeologiadigitale.it/archeofoss/2010.html
Sull’edizione di oggi del Domani, una storia che arriva dal passato a firma di Achille Mezzadri, I segreti della “ragazza” che ha fatto tremare gli intoccabili dell’Italia ‘70:
Irrompe dal passato un’icona dell’Italia degli anni Sessanta e Settanta. L’Italia da bere, l’Italia dell’allegra provincia, tutta gossip e trasgressione da fare ma non dire. Tamara Baroni, bellezza ruspante e provocatoria, bellezza dirompente che fa girare la testa a tutti, agli uomini che la sognano e alle donne che la detestano. Tamara da copertina, Tamara degli scandali, Tamara che viaggia in Lamborghini e si trasforma in Tamiura, Tamara al centro di un giallo tutto da ridere che però non la fa ridere per niente visto che finisce in carcere e ci resta 47 giorni, venti in isolamento.
La storia è quella di Tamara Baroni e altri due articoli (qui e qui) si possono leggere sulle pagine di Repubblica Parma. Ma soprattutto la notizia riguarda un libro che sarà pubblicato online sul blog (ancora in costruzione) Tamara la parmigiana. La scelta della rete, a leggere il pezzo Mezzadri (anche lui curatore di un blog, Pramzanblog, sulla cultura della provincia emiliana che gli ha dato in natali), è per via del rifiuto da parte di editori italiani a pubblicare il lavoro della donna. Forse per il rischio di vedersi piovere addosso qualche querela dai potenti che sono nominati.
Lunedì prossimo conferenza stampa di presentazione del libro e del blog e poi online.
Per gli innamorati di Apple e di tutto quello che viene presentato da Steve Jobs.
Belt-and braces DRM…
By using the iPhone OS and its own proprietary hardware, Apple has managed to build a solid belt-and-braces digital rights management (DRM) system, that is the platform itself.
Applications and media designed to run well on the iPad will be optimized to run on the Apple iPhone OS and also, on its proprietary hardware, the A4 microprocessor.
This provides an extra level of DRM support making it more difficult to pirate apps and media onto other platforms.
Da sostenitore del software libero sospetto di tutte le tecniche di DRM.
viaAnalysis: iPad Is an iDRM Storefront For Apple Ambitions To Dominate All Digital Media Sales – SVW.
Articolo interessante con molti spunti per riflettere:
Bentornata Internet primo amore di libertà – Il Sole 24 ORE.
Non ho tempo di scrivere i miei commenti ma ne consiglio la lettura
Io ho sempre l’impressione di star facendo più lavoro di quanto debba.
Credete, non è perché abbia antipatia per il lavoro; al contrario, il lavoro mi piace, mi affascina. Sono capace di starlo a guardare per ore e godo tanto a tenermelo vicino che l’idea di dovermene liberare quasi mi schianta il cuore. Per me il lavoro non è mai troppo; ho quasi la passione di accumulare lavoro; il mio studio ne è ora così pieno che non c’è neanche più un centimetro di spazio per metterci altro lavoro.
Presto dovrò buttar giù una parete.
E, inoltre, sono attaccatissimo al mio lavoro. Una parte del lavoro che ho adesso sta con me da anni e anni e, credete, non c’è neanche l’impronta di un dito. Del mio lavoro sono orgoglioso, ogni tanto lo rimuovo e lo spolvero. Non esiste un uomo al mondo che mantenga il suo lavoro in miglior stato di conservazione.
Ma, nonostante la mia avidità di lavoro, sono onesto. Non ne chiedo più della parte che mi spetta. Invece, me ne arriva senza che lo chieda - per lo meno così mi sembra - e ciò mi irrita.
(Jerome Klapka Jerome, Tre uomini in barca)
Ecco la solita rassegna degli interventi fatti ai meeting 14 e 15 di UKNOF che trovato più interessanti.
Negli ultimi anni il nome di Elio Ciolini è finito raramente sui giornali. La comparsa più recente risale all’estate 2005 quando alcuni personaggi legati all’estrema destra italiana sarebbero stati in cerca di contatti a Bruxelles per favorire il finanziamento europeo di non meglio definite attività. E ancora, procedendo a ritroso, nel 2001 l’uomo sembra aver confermato una caratteristica già evidenziata in passato: essere un depistatore. Ex vigile urbano nato a Firenze il 18 agosto 1946, Ciolini dieci anni fa raccontò di essere stato avvicinato in Bolivia da un sedicente estremista di sinistra a caccia di supporto logistico per organizzare alcuni attentati in Italia. Tra gli obiettivi, fece il nome del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e di quattro città, Roma, Milano, Bologna e Venezia. Inoltre disse che lo sconosciuto avrebbe fatto parte di un’organizzazione terroristica in contatto con la sacra corona unita e con narcotrafficanti latino-americani.
Si indagò, all’inizio del precedente decennio, su queste affermazioni, ma non saltò fuori nessun riscontro. E a parte la sortita subito rientrata del 2005, quello di Elio Ciolini è un nome rimasto per lo più nella memoria di chi ha seguito la storia giudiziaria delle stragi in Italia. In particolare della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
A rievocarlo è stata nei giorni scorsi la mail di un giornalista belga che indaga sulla cosiddetta banda di Patrick Haemers, un criminale morto quarantenne nel 1993 dopo una vita di rapine (la prima risale al 1978 e per portarsi via il corrispondente di 235 mila euro prende in ostaggio 28 persone). Negli anni Ottanta, con la complicità di Philippe Lacroix e di Thierry Smars, si specializza in furgoni portavalori e, nel giro di sette colpi, arraffa 5 milioni di euro, ma nel 1985 uccide due persone e viene arrestato di nuovo.
In galera però Haemers non ci resta a lungo e, dopo un’evasione, il 14 gennaio 1989 rapisce il primo ministro belga Paul Vanden Boeynants, che rimarrà un mese nelle mani dei sequestratori e sarà liberato dopo il pagamento di un milione e mezzo di euro. Il criminale e la sua banda, in quell’occasione, firmano il rapimento con la sigla «Brigade Socialiste Révolutionnaire» e, una volta rilasciato il politico, Haemers se ne va in Brasile, ma qui viene arrestato poche settimane dopo ed estradato in Belgio nel 1990. Rinchiuso in attesa di giudizio nel carcere di Forest, dal quale intanto è scappato il suo vecchio complice Lacroix (Smars è morto invece nel 1986), il 14 maggio 1993 il bandito viene ritrovato impiccato nella sua cella.
Il collegamento tra la banda Haemers e Ciolini, in base alle evidenze investigative emerse negli anni, si crea quando sull’italiano, che si farebbe chiamare colonnello Bastiani, viene aperto un fascicolo come conseguenza di una precedente indagine a carico di Lacroix e Smars. L’interesse degli inquirenti è quello di far luce sulle attività di una società a loro vicina e in gioco ci sarebbero ingenti somme di denaro passate temporaneamente al «colonnello Bastiani» e pare non restituite. Intorno a questo nodo non sciolto si articolerebbe l’inchiesta del giornalista belga che cerca informazioni su Elio Ciolini.
Descriverlo non è semplice. Per i giudici di Bologna che indagavano sulla strage del 2 agosto 1980 era «probabilmente legato sia ai servizi francesi che a quelli italiani» e per il generale Nino Lugaresi – subentrato alla guida del Sismi nel 1981 (vi rimarrà fino al 1984), dopo lo scandalo P2 che vide il coinvolgimento del suo predecessore, Giuseppe Santovito – era un «esecutore di ordini altrui e uomo legato a Gelli». Ciolini iniziò a raccontare le sue mendaci verità sulla bomba alla stazione nel 1982, quando si trovava nel carcere svizzero di Champ Dollon (lo stesso in cui soggiorneranno altri compatrioti negli anni immediatamente successivi: da Licio Gelli, fuggito da qui nell’estate 1983, a Florio Fiorini, il «corsaro della finanza» che inciampa in giri di tangenti).
Arrestato l’anno prima per una truffa ai danni di una donna americana (l’aveva convinta che il Mossad volesse ucciderle il marito per la vendita di armi ai mediorientali), l’uomo scrisse ai magistrati italiani ricostruendo uno scenario che includeva terroristi tedeschi e francesi e che era molto simile a quello contenuto nel falso dossier «Terrore sui treni», artefatto di servizi militari e piduisti secondo cui lo scacchiere che aveva portato alla strage era internazionale.
Ma Ciolini, esibendo documenti risultati poi altrettanto falsi, aggiunse che la bomba di Bologna era anche un tragico escamotage per distrarre da ben altri fatti, come la cessione di una quota della Montedison a una misteriosa realtà per la quale trattavano esponenti della Commissione Trilaterale (gruppo fondato da David Rockfeller che comprendeva Stati Uniti, Europa e Giappone). Inoltre tirò in mezzo anche una loggia di Montecarlo, a suo dire vera mandante della strage e legata alla P2, ed altri estremisti, come Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia Nazionale.
Ma non pago, il depistatore si rivolse anche alla procura di Roma sostenendo di conoscere la sorte di due giornalisti italiani, Italo Toni e Graziella De Palo, scomparsi nel nulla a Beirut il 2 settembre 1980. A volerli levare di mezzo – sostenne – era stato un politico italiano visto dalla coppia di cronisti a un incontro di trafficanti d’armi avvenuto nella capitale libanese.
Per tutte queste affermazioni, nel febbraio 1983 Elio Ciolini è tornato in carcere in Svizzera. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale per calunnia e falso aggravato ai danni degli allora ministro per le partecipazioni statali Gianni De Michelis (citato nel riferimento al caso Toni-De Palo) e vice segretario socialista Claudio Martelli (Bologna). Avrebbe agito per denaro, sostenne l’uomo una volta arrestato, ma questa giustificazione non fu abbastanza per evitargli le relative condanne. Inoltre nel 1992 parlò di un pericolo golpe, orchestrato in Jugoslavia da massoni e mafiosi, fino ad arrivare al presunto attentato del 2001 al premier e in altre città italiane.
(Questo articolo è stato pubblicato sul Domani di Maurizio Chierici nella rubrica I peggiori protagonisti della nostra storia.)