Planet Italian Linux Society

2013-06-17

Antonella Beccaria

Belgrado, il sito della memoria serbo rischia di diventare un centro commerciale

Topovske Šupe - Foto di Vladimir TatlinRestò in funzione pochi mesi, dall’agosto al dicembre 1941, ma a Topovske Šupe, ex base militare serba trasformata in campo di concentramento nazista, morirono circa 5mila persone e la sua attività contribuì a dichiarare Belgrado, nel maggio 1942, “liberata dagli ebrei” dato che quasi tutta la popolazione maschile israelitica fu sterminata lì. Ma oggi, a 7 anni di distanza dall’inaugurazione di un sito dedicato alla memoria di quello sterminio e dall’apposizione di una targa commemorativa, il campo potrebbe scomparire o, nella migliore delle ipotesi, essere inglobato da un centro commerciale di 182mila metri quadrati.

A raccontarlo, a valle di settimane di polemiche tra i belgradesi che hanno dato vita al Čas istorije (lezione di storia) e la società che realizzerà l’opera, la Delta Holding, è uno storico dell’Olocausto serbo, Jovan Byford, alla rivista e-Novine. Da un lato, denunciano i cittadini, il progetto per la costruzione del centro commerciale non ha tenuto in considerazione l’importanza del luogo, già in passato al centro di controversie a causa di errori nel riportare i fatti storici come accaddero ai tempi. Dall’altro, invece, il Delta Planet – come si chiamerà l’area destinata a diventare la più estesa della regione con un investimento da 200 milioni di euro – non rimuoverà la placca che ricorda le vittime dello sterminio, per la maggior parte ebrei e rom, nonostante nella brochure esplicativa non si trovi traccia della “decorosa ubicazione” prevista dal management.

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by Antonella at 2013-06-17 06:46 PM

Nicola Losito

10 consigli per chi vuole essere un creativo (migliore)

  1. Lavora solo con persone che ti piacciono
  2. Se puoi scegliere, scegli di non avere un’occupazione
  3. Certe persone sono tossiche. Evitale
  4. La professionalità non è abbastanza e il buono è nemico dell’ottimo
  5. Meno non è necessariamente di più
  6. Non bisogna fidarsi dello stile
  7. Il tuo modo di vivere cambia il tuo cervello
  8. Il dubbio è meglio della certezza
  9. Invecchiare con grazia: non importa
  10. Dite la verità

Milton Glaser

… bel manifesto per la crescita personale, non solo per un creativo, scoperto tra le pagine di ZuppaGrafica.

by kOoLiNuS at 2013-06-17 04:03 PM

2013-06-15

Nicola Losito

del perché ho smesso di usare SkyDrive

A parte le incosistenze tecniche e, quando lo provai, la impossibilità di condividere file con persone che non avessero un account Windows LiveID (o che non volessero utilizzarlo per l’occorrenza), ho smesso di utilizzare i servizi cloud di storage offerti da Microsoft per la precisa volontà di non voler dar loro accesso ai fatti miei per default e senza che abbiano un mandato di un giudice (come invece fanno altre aziende).

L’arresto di un cittadino americano su denuncia dell’azienda di Redmond per il caricamento di immagini a carattere pedopornografico su SkyDrive fa capire come Microsoft attivamente monitorizzi i tutti i file caricati sui propri sistemi dai propri utenti … così come fa (come minimo) con ogni nostro messaggio Skype contenente un link [fonte].

Estote parati ci ricorda sempre il buon Matteo

by kOoLiNuS at 2013-06-15 07:54 AM

2013-06-14

Nicola Losito

Surf Pop

Surf Pop: Apple’s Stylistic Return to California

Andric Tham sulle pagine di Medium.com è riuscito a catturare appieno le mie sensazioni in merito al nuovo manifesto Apple e a quello che le novità presentate al WWDC 2013 significano per il futuro dell’azienda. Perché penso sia ormai chiaro a tutti che in Apple hanno metabolizzato la perdita di Steve e deciso la nuova direzione da prendere nello sviluppo dei sistemi hardware e software.

Come per tutti le novità sono osteggiate, ostacolate, derise. Ma soltanto chi non fa non sbaglia. Lo sa bene Shuttleworth con la sua chiusura del baco n°1 di Ubuntu o il ‘suotelefono.

by kOoLiNuS at 2013-06-14 09:35 AM

2013-06-13

Nicola Losito

Jony Ive Redesigns Things

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La comunità degli sviluppatori per Apple iOS si è decisamente spaccata dopo le ultime novità presentate nel keynote di apertura del 24° WWDC lo scorso lunedì. C’è chi ne decanta le possibilità data dalle profonde modifiche tecniche che sottostanno la nuova interfaccia, chi si sofferma ad esaminarle nel suo più minimo dettaglio e chi, invece, critica ferocemente le decisioni grafiche E tipografiche fatte da Jony Ive ed il suo team.

http://jonyiveredesignsthings.tumblr.com → è uno spassosissimo spazio su Tumblr che raccoglie alcune tra le più divertenti e feroci parodie fatte al nuovo trend. Da seguire per farsi grasse risate, che si ami o si odi la nuova interfaccia…

by kOoLiNuS at 2013-06-13 12:22 PM

il respiro nella macchina

Communication is inherently beautiful

What people often don’t consider is that, foundationally, the fact that we can have an exchange with each other at all is one of the most basic and wonderful tenets of our humanity.
Justin Scott ChildressFINDING THE BREATH IN THE MACHINE

by kOoLiNuS at 2013-06-13 06:08 AM

2013-06-12

Antonella Beccaria

Stragi80.it e la sciagura di Ustica, va online l’ultimo audio del pilota del Dc9: “Tutto bene”. Poi l’esplosione

Sono circa le 20.50 del 27 giugno 1980 e Domenico Gatti, il comandante dell’aereo Dc9 I-Tigi decollato dall’aeroporto di Bologna e diretto a Punta Raisi, dove dovrebbe atterrare alle 21.13, pronuncia le ultime parole dirette ai 77 passeggeri, che viaggiano insieme a lui e ad altri 3 componenti dell’equipaggio. L’audio originale, 2 minuti e 10 secondi, lo pubblica Stragi80.it, l’archivio storico-giornalistico creato dai giornalisti Daniele Biacchessi e Fabrizio Colarieti e che riunisce i documenti sulla strage di Ustica, giunta quasi alla vigilia del trentatreesimo anniversario.

Qui il materiale messo a disposizione su Stragi80.it mentre qui prosegue l’articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano.

by Antonella at 2013-06-12 06:05 PM

Stefano Costa

Antinoe brucia. Colonialismo e archeologia romana

Antinoe è in preda ai saccheggi incontrollati. Non da ieri, come aveva già ampiamente segnalato Cinzia dal Maso su Filelleni. La città fondata da Adriano è abbandonata a se stessa e gli abitanti preferiscono i guadagni facili degli oggetti venduti “illegalmente” alla tutela del sito archeologico con cui convivono. Come sempre in questi casi, la situazione drammatica genera indignazione in un pugno di addetti ai lavori: non abbiamo abbastanza vite per firmare tutte le petizioni a difesa del museo che chiude, del sito distrutto dalla strada, del monumento deturpato dalla nuova costruzione, del paesaggio rovinato dalle pale eoliche. Antinoe però non è un sito come tutti gli altri, e infatti la notizia (con i suoi tempi) arriva sulle pagine de La Stampa. Maurizio Assalto il 7 giugno scorso ha raccontato questa brutta storia, raccogliendola direttamente dalla voce di Rosario Pintaudi, uno degli archeologi italiani (papirologi? egittologi? siamo così provinciali) che svolge ricerche nella antica e sfortunata Antinoupolis. Leggiamo il passo in cui Assalto ci offre la sua incitazione ad indignarci:

Una situazione drammatica, che dovrebbe coinvolgere in particolare noi italiani non soltanto perché Antinoe è stata fondata da un imperatore romano, sia pure di origine iberica, ma anche perché al sito lavorano dal 1935 missioni del nostro Paese – dopo che a fine ’800, in capo a un secolo di devastazioni di ogni genere, vi erano passati i francesi, con Albert Gayet, e prima della Grande guerra gli inglesi alla ricerca di papiri. Eppure, tra una crisi economica e una politica, da Roma nessuno si è fatto sentire. Le stesse autorità egiziane non sembravano troppo interessate, e si capisce, perché i lasciti romani sono sentiti come estranei al patrimonio locale (tanto è vero che si sono mosse soltanto quando hanno saputo che era minacciato anche un tempio costruito in zona da Ramesse II), e del resto un turista che si avventura sulle sponde del Nilo cerca le vestigia dei faraoni più che quelle dei dominatori successivi.

Ricapitoliamo:

  1. Adriano era di origine iberica (quasi extracomunitario e pure frocio, diciamolo) ma comunque è stato un imperatore romano, roba nostra
  2. tutto il territorio interessato dall’Impero romano, o perlomeno tutte le città fondate da imperatori romani, devono essere di immediato interesse non solo dei cittadini italiani, ma anche del Governo (“Roma”)
  3. per fortuna nel 1935 sono arrivati i bravi archeologi italiani a salvare Antinoe dai precedenti saccheggiatori e dai cercatori di papiri
  4. rimanendo sulle sponde del Nilo per appena un migliaio di anni, il regno tolemaico e l’Impero romano sono chiaramente “dominatori” dell’Egitto e per questo le loro vestigia vengono liberamente sottoposte a saccheggio

Tanto per capirci, sono 9 anni che partecipo a una missione archeologica all’estero, con qualche problema politico-militare in meno rispetto a quella in questione, ma con tutti gli stessi problemi etici e culturali. Da diversi anni mi pongo il problema di cosa ci stiamo a fare noi archeologi a casa degli altri. Ci sono oltre 150 missioni archeologiche italiane all’estero, limitandosi solo a quelle che il Ministero degli Esteri sostiene (solo in parte, ça va sans dir), tra le quali peraltro l’Egitto occupa il primo posto insieme alla Turchia (14 missioni). Ho avuto modo di ascoltare i ricercatori fiorentini alcuni anni fa e ricordo nelle loro parole la stessa sensazione di fragilità per l’equilibrio precario che sempre si crea tra missioni archeologiche e comunità locali (all’estero, in Egitto, in Grecia così come in Maremma e in Salento). Il patrimonio archeologico non è solo di chi ci abita a fianco, ci mancherebbe. Ma per secoli noi civili sapiens sapiens abbiamo “salvato” questo patrimonio strappandolo alle sue radici, decidendo cosa era di valore e cosa no, costruendo una fiaba crudele di impero rinnovato. Leggete chi e come ha partecipato alla lunga stagione degli scavi italiani in Egitto sul sito dell’Istituto Papirologico “G.Vitelli” per farvi un’idea. Personaggi di altissimo livello come Ernesto Schiaparelli (Senatore del Regno), Carlo Anti (rettore dell’Università di Padova), Evaristo Breccia (rettore dell’Università di Pisa). Ma dal 1935 ad oggi la missione civilizzatrice non ha funzionato. Colpa dei selvaggi abitanti di Sheikh ‘Ibada? Forse no, non solo. Rileggete la storia degli scavi e concentratevi sui nomi dei luoghi: Hermopolis Magna, Ossirinco, Tebtynis, Ankyronpolis, Antinoe. Ci muoviamo nel presente degli altri ignorandolo, abbiamo solo occhi per il nostro passato, che era lì, nello stesso posto dove si scava alla ricerca di papiri. Un esame di coscienza… si può rinunciare a indignarci allora? No.

Ma il valore di questo patrimonio non è assoluto, scolpito nella pietra (scusate la facile ironia). In Italia lo abbiamo scritto nella Costituzione, e tanti se ne fregano comunque. E forse l’indignazione non è ancora giunta alle orecchie di Assalto, ma nello stesso modo vengono regolarmente depredati anche i siti di età dinastica e predinastica in Egitto, che non sono certamente “estranei al patrimonio locale”. In Siria, in Iraq, in Libia, abbiamo visto le stesse immagini, la stessa indignazione verso persone ignoranti o disperate o proprio infami che distruggono il proprio passato o quello di un popolo intero per soldi (pochi o tanti, dipende dagli acquirenti, quasi tutti maschi bianchi). Abbiamo visto un po’ meno indignazione quando persone coltissime stringevano amicizia con chi distrugge il presente e il futuro del popolo siriano. Se il dubbio è tra regimi repressivi e devastazione del patrimonio archeologico, c’è qualcosa che non va nella nostra missione civilizzatrice. Se su un quotidiano “colto” come La Stampa si leggono queste amabili idee colonialiste, basta chiudere gli occhi e sembra davvero di essere tornati al 1935 e ad un imperatore torinese.

flattr this!

by Stefano Costa at 2013-06-12 03:56 PM

Nicola Losito

il nuovo manifesto Apple

Designed_by_Apple-manifesto

(il video, se non l’avessi visto è QUI)

by kOoLiNuS at 2013-06-12 11:11 AM

2013-06-11

Antonella Beccaria

Una recensione dal Fatto Quotidiano: “Quando il faccendiere si traveste da giornalista”. Identikit della fauna umana in un mondo particolare

Il faccendiereMaurizio Chierici, sul Fatto Quotidiano oggi in edicola, parla del libro Il faccendiere (Il Saggiatore) mettendolo a confronto con un altro di recente uscita, L’uomo che sussurra ai potenti (Chiarelettere), scritto dall’ex giornalista (tra i tanti lavori svolti) Luigi Bisignani e Paolo Madron, direttore ed editore di Lettera43. Scrive Chierici:

I ragazzi non trovano lavoro e la tentazione di infilarsi nella scia dei potenti può affascinare i cuori disperati. Non è una carriera per tutti. Apprendistato severo fra comprimari che sgomitano nelle reti ambigue di chi conta. Si allargano in politica e negli affari, inventano e “fingono di sapere, mescolano il falso al vero per stupire”, [si] racconta nel Faccendiere, biografia di Elio Ciolini, l’uomo che sapeva tutto, Il Saggiatore. Senza lo specchio dei giornali o sussurri dei talk show, il faccendiere non può far strada nel mercato delle notizie, labirinto dalle mille scorciatoie controllate dalle confraternite di qualche ufficio segreto. Travestirsi da giornalista “bene informato” è la risorsa che continua a funzionare. Cortigiani di Gelli e robot di Berlusconi: l’abitudine non cambia. Piduisti accampati attorno ai governi o manovalanze che depistano le stragi [...]. Imbroglioni per vocazione o poveracci dall’obbedienza pronta e assoluta?

Continua qui con l’articolo completo.

by Antonella at 2013-06-11 06:28 PM

2013-06-10

Antonella Beccaria

2013-06-09

Nicola Losito

di Medium.com della realizzazione di un tool per lacondivisione di una selezione di testo

Negli scorsi giorni sono rimasto affascinato dal racconto fatto da Teehan+Lax – tre i più grandi e rispettati nomi nel mondo delle ‘web’ agency americane – sul making of Medium. La carrellata di schizzi, spunti, decisioni prese nella realizzazione di uno dei più interessanti esperimenti di web publishing ‘sociale’ dell’ultimo anno mi ha letteralmente catturato.

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Come mi ha cattirato la funzionalità evidenziata in questo screenshot qui riportato quando ieri, per la prima volta e nonostante la mia frequentazione della piattaforma, mi sono accorto
di quello che accade quando si seleziona un testo intenzionati a copiarlo da qualche altra parte.

Sarebbe bellissimo se qualcuno realizzasse un clone di questa funzionalità tramite un plugin per i più diffusi browser, permettendo poi di esportare il testo citato e la URL di provenienza su un sito di terze parti (magari con un bottone per ogni social principale, quindi oltre Twitter anche Google+, LinkedIn, Faccialibro, Tumblr e WordPress).

Che ne pensi?

by kOoLiNuS at 2013-06-09 10:12 AM

2013-06-08

Nicola Losito

visualizzare il percorso assoluto di una cartella nel Finder

Finder w Path in window title

Mai avrei immaginato di trovare qualche consiglio tecnico sulle pagine di Medium.com. E invece… David Echols, nel suo articolo Things To Make Your Mac Suck Less ha pubblicato questo piccolo pezzo di codice di inserire nel Terminale per far si che come titolo di ogni finestra del Finder non appaia più il nome della cartella che stiamo visualizzando ma il suo full name path, il suo percorso assoluto nel file system.

defaults write com.apple.finder _FXShowPosixPathInTitle -bool YES

Questo mi ha permesso di ‘spegnere’ la voce accessibile dal menù Vista > Mostra la barra del percorso che per anni ho tenuto attiva, ottenendo lo stesso risultato con una finestra del Finder ora ‘alleggerita’ ma in ogni caso completa di tutte le informazioni che mi serve visualizzare.

by kOoLiNuS at 2013-06-08 09:28 AM