“Era già successo con il fumo, l’amianto e la diossina”, dice Riccardo Staglianò, autore del libro Toglietevelo dalla testa – Cellulari, tumori e tutto quello che le lobby non dicono. Se ne parla su Cado in piedi e sopra il booktrailer del volume.
“Era già successo con il fumo, l’amianto e la diossina”, dice Riccardo Staglianò, autore del libro Toglietevelo dalla testa – Cellulari, tumori e tutto quello che le lobby non dicono. Se ne parla su Cado in piedi e sopra il booktrailer del volume.
Con il Giorno della memoria 2012 e dopo la pubblicazione del volume Il libro della memoria – Gli Ebrei deportati dall’Italia (1943-1945) di cui si parlava qui, adesso arriva il sito I nomi della Shoah italiana – Memoriale delle vittime della persecuzione antiebraica, iniziativa del Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec):
Nel 1979, il Cdec prese in considerazione l’idea di pubblicare in un libro-memoriale l’elenco completo di tutti gli ebrei morti in Italia o deportati dall’Italia nel biennio 1943-1945. La direzione del progetto fu affidata a Liliana Picciotto. Nuovi documenti erano nel frattempo venuti alla luce: la schedatura di 58.000 ebrei o supposti tali messa in atto dal governo fascista nel 1938, i registri-matricola delle carceri italiane con i nomi degli ebrei arrestati, i documenti del Ministero dell’Interno reperiti per le Procure tedesche nell’ambito dei processi a criminali nazisti che avevano operato in Italia.
L’analisi di questo complesso documentario portò alla luce nuovi nomi e nuovi dati. Nel 1986 il Cdec ricevette in dono un raro e prezioso computer che dette una svolta alla ricerca: i dati fino ad allora reperiti furono fatti confluire in un innovativo data base creato con l’aiuto dell’ingegnere informatico Alfonso Sassun. L’esito della ricerca sui nomi è stato pubblicato nel 1991 dalla casa editrice Mursia [...], che ha visto successive numerose edizioni. La vasta diffusione del libro permise a parenti e amici delle vittime di entrare in contatto diretto con il Cdec e con l’elenco stesso.
Segnalazioni e integrazioni, inizialmente assai numerose, non sono nel corso degli anni mai cessate, segno dell’interesse costante da parte della società civile e della comunità ebraica verso il proprio passato. Poiché nuovi dati e completamenti ci vengono ancora comunicati, l’elenco non si può considerare definitivo ma un continuo working progress. Il Cdec con i due monumenti: Il libro della memoria e questo sito “I nomi della Shoah Italiana” ha inteso da una parte soddisfare la ricerca storica e dall’altra onorare la memoria delle vittime.
Chi avesse informazioni, notizie o fotografie in tema, può segnalarle qui.
In Italia ci sono 21.400 massoni distribuiti in 757 logge. E negli ultimi anni, a giudicare dai dati forniti, sembra di assistere a un boom di iniziazioni, dato che nel 1999 coloro che aderivano erano 12.630 mentre quattro anni più tardi, nel 2003, avevano raggiunto quota 15.099. E, procedendo ancora per statistiche, nel 2009 gli aderenti sfondano per la prima volta quota 20 mila.
La fonte è ufficialissima, la postfazione a un libro scritta da Santi Fedele, ordinario di storia contemporanea all’università di Messina ed eletto nell’aprile 2011 a Rimini gran maestro onorario del Grande Oriente d’Italia, obbedienza nata a inizio Ottocento e che si identifica con Palazzo Giustiziani, antico edificio della Roma storica, nel rione Sant’Eustachio.
Il libro che si chiude con lo scritto di Fedele porta una firma che negli ultimi 13 anni da Ravenna ha recato un’impronta rilevante per la massoneria italiana. È quella di Gustavo Raffi, eletto il 20 marzo 1999 gran maestro della più nutrita loggia italiana, il Goi (il giorno successivo tenne la sua prima allocuzione-manifesto, quella della “rivoluzione del sorriso”). E altro elemento che scaturisce dal volume, intitolato “In nome dell’uomo” (Ugo Mursia Editore) è che “l’età media dei fratelli attivi è scesa a 53,6 anni, mentre di anni 43,2 è l’età media dei bussanti“.
A metà tra ricostruzione filosofica e biografica, la pubblicazione, al motto di “tu sei mio fratello”, pone la massoneria come “scuola di pensiero e di vita” costituita da “costruttori di sogni possibili”. Slogan efficaci per un focus che spesso parla del ruolo che le logge hanno avuto nell’ultimo secolo e mezzo non solo in Italia, ma che torna a stringersi sul suo attuale gran maestro, iniziato “a Ravenna, la mia città. E fu una sorpresa”.
“La loggia”, ricorda Raffi, “era la ‘Dante Alighieri’, che oggi esiste ancora. Poi io fondai ‘La Pigneta’, che prendeva il nome glorioso della loggia napoleonica. Ricordo prima le voci, poi i volti di persone che conoscevo da sempre, ad esempio Nevio Baldisseri, un personaggio anche della vita politica ravennate che era amico di mio padre, o Celso Cicognani che è stato sindaco di Ravenna e che piacevolmente trovai lì”.
Ma se si cercano altri elementi per dare un nome a molti dei massoni di oggi, il discorso diventa più evanescente. Raffi, pur rivendicando la sua impostazione alla “trasparenza” attraverso la creazione di riviste, siti Internet e Goi Radio e Goi Tv, sugli elenchi degli iscritti – e sulla loro pubblicazione – ribadisce quando ha più volte affermato: l’obbedienza che rappresenta lo farà quando sarà un obbligo di legge per tutti.
In merito agli aspetti bui della storia della massoneria, con specifico riferimento alla P2 e a Licio Gelli, liquida Raffi: “Ormai anche i muri, quelli bombati delle mezze verità o delle facili ermeneutiche, sanno che tra noi e la pseudo-massoneria di un ‘materassaio di Arezzo’ […] c’è un abisso infinito ” . La ricerca di legittimazione, per l’avvocato ravennate, arriva anche da romanzi come il recente “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco, che contribuirebbe a scacciare le ombre della “massoneria deviata”, fino alle P3 e P4 che le cronache giudiziarie hanno ampiamente raccontato.
“È deviata di fatto ogni istituzione massonica che non pone attenzione alla formazione spirituale e alla crescita interiore dell’iniziato”, aggiunge Raffi, “ma che persegue scopi prettamente politici e affaristici, che si intromette occultamente e illecitamente nel libero svolgimento della vita istituzionale e democratica. La P2, che noi condanniamo senza riserve o indugi di sorta, ne è stato un esempio, per fortuna irripetibile. Tale loggia, di fatto, si era scientemente sottratta alle istanze di controllo della Massoneria regolare e ufficiale”.
Per il resto è una galleria di nomi del passato che avrebbero portato lusso. Non solo gli stracitati Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, ma i più glamour Walt Disney e Clark Gable dall’altra parte dell’oceano e da questa Totò, il celeberrimo principe napoletano Antonio De Curtis. Tra critiche a temi contemporanei, compare quella alla legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita che vieta pratiche come la fecondazione eterologa e la produzione di embrioni a fini di ricerca. Per Raffi è una norma che si basa su un concetto “scientificamente errato” e che lascia “la sensazione che nel vecchio Stivale abbiamo perso di vista quanto sia avvenuto nel mondo scientifico internazionale negli ultimi 20-25 anni”.
E tra coloro a cui riconosce omaggio pubblico c’è Lando Conti, il sindaco di Firenze dal marzo 1984 al settembre 1985 ucciso dalle Brigate Rosse il 10 febbraio 1986. Gustavi Raffi gli dedica un capitolo perché, iniziato libero muratore il 22 novembre 1957 nella loggia “G. Mazzoni n. 62″ di Prato, è stato colui che “incarna il ritratto del perfetto amministratore, che Ernesto Nathan, il più grande sindaco di Roma, del pari mazziniano e massone, addirittura Gran Maestro, ha tratteggiato”.
In ufficio sono passato da gnome3 a xfce4, la scelta è stata dettata dall’instabilità del primo su OpenSUSE. Da utente Dropbox (si lo so esistono servizi equivalenti, basate su software completamente libero ecc ma la pogrizia) non potevo evitare di installarlo sul PC ma come già Luca Ferrari fa notare sul suo blog i signori di dropbox non hanno considerato tunar. A questo punto ho seguito le istruzioni di Luca ed ecco che il mio Dropbox è accessibile da XFCE.
I’m just reviewing Oracle NoSQL database. This database is part of BigData and Oracle has an interesting view about the coexistence of NoSQL, Hadoop, Traditional SQL.
Check out this image:

Oracle view is really impressive and may become a real challenge.
Oracle claims to have a BASE compliant database but this seems not true. Reading documentation you can discover that sometimes eventual consistency model is not obeyed.
I’m also impressed from this technical aspect: ACID compliant transactions. Is this the first NoSQL database ACID compliant? Is Oracle able to deal against a paradigm? Is it able to change the theory? Of course not.
Support for atomic transactions is not provided in fact and this is in contrast with A of ACID.
Ending, I can suggest the interesting overview offered by Daniel Abadi, available here. Furthermore you may also check this cool link too.
Scritto a quattro mani con Giacomo Pacini, uscirà a marzo per i tipi di Nutrimenti il libro Divo Giulio, che racconta “vita e potere di Giulio Andreotti in una biografia senza filtri. Tutte le ombre dell’uomo che ha dominato la politica italiana del dopoguerra”. La presentazione viene affidata a queste parole:
“È inimmaginabile per chiunque la quantità di Male che bisogna accettare per ottenere il Bene”, dice il Divo ritratto nel film di Paolo Sorrentino. E Giulio Andreotti, l’uomo in carne e ossa, di male ne ha attraversato tanto – o quanto meno di realtà opache. Fin dai tempi della Seconda guerra mondiale e dei suoi rapporti con i servizi segreti alleati, proseguendo con la stagione dei dossier, l’esplosione del terrorismo, le coperture degli stragisti neofascisti, il delitto Moro, l’allestimento di apparati non ortodossi, come Gladio e l’Anello, fino alle clientele necessarie per raccogliere consenso e ai rapporti ambigui con la mafia. Ma Andreotti è stato il maggiore statista italiano del Novecento o il grande Belzebù che si è nutrito della parte più oscura della storia nazionale? Quello che è certo è che ripercorrere la sua vicenda politica, senza pregiudizi ma anche senza timori, significa attraversare tutti i maggiori scandali italiani dal dopoguerra a oggi. Questo libro ricostruisce per la prima volta l’intera storia politica, quella ufficiale e quella inconfessabile, del ‘grande vecchio’ dell’Italia del Novecento, tracciando un percorso inquietante dentro le ombre più dense della Prima Repubblica.
Nelle prossime settimane ulteriori novità.
Dai un’occhiata ai link interessanti che ho trovato dal dicembre 1st al gennaio 24th:
by zarrelli@linux.it (Giorgio Zarrelli) at 2012-01-24 02:02 PM
Sebbene latitante da qualche giorno da queste pagine non me ne sto certo con le mani in mano e la pubblicazione di materiale ‘in parallelo’ sugli altri siti web che curo/seguo/pasticcio prosegue.
In special modo Usare WordPress.com è quello a cui sto dedicando un po’ più di energie cercando di essere coerente con il proponimento fatto ad inizio anno.


9 post e due bozze in un solo mese, su quel sito, si sono visti solo in un paio d’occasioni. Quello che spero è che, benché elementare, il mio contributo possa essere utile a chi approccia WordPress.com (o il CMS) per le prime volte…
A proposito della strage di Natale del 23 dicembre 1984, quella del Rapido 904, la notizia di oggi, pubblicata sul Fatto Quotidiano, è questa:
È legittima l’ordinanza di custodia cautelare che la procura di Napoli aveva notificato lo scorso 27 aprile a Totò Riina, boss dei corleonesi già in carcere e sottoposto al regime duro del 41bis, ipotizzando il suo ruolo di mandante nella strage di Natale, avvenuta il 23 dicembre 1984 quando una bomba esplose sul Rapido 904 nella galleria della Direttissima, all’altezza di San Benedetto Val di Sambro, provincia di Bologna.
Lo ha stabilito la Cassazione che ha accolto il ricorso presentato dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Paolo Itri e Sergio Amato e dal procuratore aggiunto Sandro Pennasilico. La suprema corte ha anche annullato senza rinvio il provvedimento emesso dal tribunale del Riesame che invalidava l’ordine d’arresto per Riina, firmato dal gip Carlo Modestino. La motivazione dell’invalidamento era la prospettata incompetenza territoriale dei magistrati napoletani a indagare su una strage avvenuta al confine tra la Toscana e l’Emilia Romagna, per quanto i pubblici ministeri ritenessero che l’esplosivo impiegato fosse partito da Napoli.
Si inizia di nuovo dunque con un’indagine che meno di un anno fa andava a cercare la matrice di una strage che fece 17 vittime e 267 feriti negli ambiente legati a cosa nostra. La mafia, infatti, secondo i magistrati napoletani, avrebbe voluto fermare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, alle prese con le indagini che avrebbe portato meno di due anni dopo al maxiprocesso di Palermo, iniziato il 10 febbraio 1986 e conclusosi il 16 dicembre 1987.
L’articolo che racconta più nel dettaglio dell’ordinanza dello scorso aprile si trova qui.
A Million Shillings – Escape from Somalia è un lungo reportage fotografico diventato un libro e firmato da Alixandra Fazzina di Noor, giornalista inglese che vive in Pakistan. Scrive Flavio Franzoni su E-Il mensile:
Quasi vent’anni di guerra civile iniziata con il crollo del regime di Siad Barre, il padre-padrone della Somalia, hanno stritolato i somali e la loro terra. La stessa Mogadiscio, un tempo uno dei centri africani più attivi per il commercio con il Medio Oriente, oggi è una capitale fantasma abbandonata da metà dei suoi abitanti e ridotta in buona parte a cumuli di macerie [...]. Dal 2006 al 2008 Alixandra Fazzina ha lavorato in Somalia, testimoniando attraverso i suoi scatti l’esodo di migliaia di migranti e profughi dallo stato africano alla Penisola arabica e l’attività di contrabbando nel Golfo di Aden. Da questa esperienza è nato “A Million Shillings: Escape from Somalia”, libro pubblicato dalle edizioni Trolley nel 2008 in due versioni, inglese e araba. Nel libro, i testi [...] accompagnano le tante significative immagini. La scelta dell’autrice è stata quella di prediligere una sequenza narrativa, e il risultato è un libro fotografico [...] i cui protagonisti sono uomini e donne privati della propria dignità e usati, tanto per cambiare, a solo scopo di lucro.
Continua qui.
Martin Koppenhoefer, il nostro “germanico romano” della comunità italiana di OpenStreetMap ci chiede di diffondere questo comunicato stampa da parte di Markus Bärlocher – ideatore del progetto OpenSeaMap.
Il testo originale il tedesco si trova qui
http://lists.openstreetmap.org/pipermail/talk-it/2012-January/026464.html
— Comunicato stampa —
OpenSeaMap – www.OpenSeaMap.org – mostra su carta nautica il relitto della nave da crociera “Costa Concordia” e la sua rotta prima dell’incidente.
Le navi da recupero vengono mostrate qui – http://map.openseamap.org/map/index.php?lang=it&zoom=14&lat=42.34482&lon=10.9324&layers=BFTFFFTFFTT0TFT – in tempo reale.
OpenSeaMap – la mappa nautica libera – mostra l’isola la costa dell’isola del Giglio con la posizione del relitto e il percorso esatto dell’incidente.
Con un clic sui vari oggetti rappresentati è possibile avere informazioni riguardo alle posizioni delle navi presenti nella zona (dati AIS), informazioni sui venti e mappe metereologiche, tutto in tempo reale
A partire dall’Italia è poi possibile viaggiare in qualsiasi altro punto del mondo. Attraverso le funzioni di zoom l’utente si sposta da una visione panoramica fino alla planimetria di un qualsiasi porto nel mondo, ottenendo maggiori informazioni e accedendo ai 1,7 milioni di articoli di Wikipedia collegati.
OpenSeaMap fa parte di OpenStreetMap, un progetto open source, in cui volontari – come in Wikipedia – condividono la loro conoscenza con tutto il mondo. Dati spaziali accurati e tempestivi vengono combinati con informazioni di navigazione.
Quanto prodotto è totalmente libero a disponibile a gratuitamente (Open Data)
La mappa nautica è creato e usata dagli appassionati delle attività legate all’acqua. I praticanti di vela, motoscafo, barca, surf, subacquea, canoa e pesca ne utilizzano i dettagli e le varie informazioni.
Tutti possono partecipare: le modifiche e le integrazioni sono visibili al mondo in pochi minuti.
Le principali sfide per il 2012 sono l’acquisizione delle misurazioni sulla profondità dell’acqua , le relative tecniche per i calcoli scientifici, lo sviluppo di applicazioni offline per dispositivi mobili e plotter cartografici. Questo attraverso una forte crescita della comunità, la collaborazione con università e organizzazioni professionali che daranno al progetto uno slancio straordinario e maggior qualità.
Il crescente supporto verso la cultura Open Data da parte della pubblica amministrazione genera sinergie preziose.
![]() |
![]() |
—
Un sentito grazie a Volker Schmidt, Alech Hostel e Martin Koppenhoefer per il supporto nella traduzione
Da mercoledì sera sulle pagine di questo blog campeggia un logo fatto anni fa per gioco dall’amico Orlando di RollStudio.

Mi sembrava carino dirtelo (nel caso mi leggessi da feed reader) e offrirgli il giusto riconoscimento visto che, finalmente, l’ho integrato qui sul blog.
Dal 1980 al 2011. È la mostra dei manifesti che, nel corso degli anni, sono stati realizzati per ricordare la morte di Valerio Verbano, militante di sinistra ucciso a Roma il 22 febbraio 1980. Si intitola Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie, è stata curata da Marco Capoccetti Boccia, Paolo Ciccarelli e Alessandro Pullara mentre la riproduzione fotografica dei manifesti è opera di Cecilia Fabiano. Le immagini sono copyleft. Scrivono gli autori della mostra e della sua trasposizione su web:
Anni mancanti: 1989, 1991, 1994, 1996, 2004. Se qualcuna-o possiede una copia di questi manifesti è pregato di contattarci, grazie. Email: spazialtri[at]autoproduzioni.net
Il manifesto riportato in alto risale a sabato 22 febbraio 1986 e si trova presso il presso il centro di documentazione anarchica della libreria Anomalia di Roma.
Ieri navigando nei blogroll degli amici nel feedreader sono tornato a visualizzare le home page di alcune vecchie conoscenze del web. Tra di esse un post di Susan dello scorso giugno in cui si menzionava / visualizzava il tool Personas del MIT.
Personas scours the web for information and attempts to characterize the person – to fit them to a predetermined set of categories that an algorithmic process created from a massive corpus of data. The computational process is visualized with each stage of the analysis, finally resulting in the presentation of a seemingly authoritative personal profile.
Ho colto l’occasione di rifare una ricerca con questo strumento di data mining. Per come è stato scritto l’algoritmo con Nome Cognome non vengono forniti risultati utili. Ben diverso è il risultato ottenuto dal nicknakme kOoLiNuS che oggi si mostra esser questo:

mentre nel 2009 (si, avevo conservato anche lo screenshot di allora!!!) era questo:

Alla faccia del self-tracking, no ?
http://www.answers.com/topic/stop-online-piracy-act
È una Bologna di crinale, quella raccontata nel libro “Ero amico di Angelo Fabbri” di Enrico Gulminelli (Pendragon, 2012). Da un lato i tramontanti anni di piombo, i carri armati per strada, le contestazioni, le bombe. Dall’altro gli Ottanta con i delitti del mostro di Firenze e con la catena degli omicidi neonazisti di Ludwig a nord, iniziati nel 1977.
È una Bologna “che si prepara agli anni della Uno bianca”, dice Carlo Lucarelli, che firma la prefazione al libro di Gulminelli, in cui c’è una facoltà universitaria che ha aperto da poco, il Dams, il corso che porta a laurearsi in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo. E un allievo, Angelo Fabbri, 26 anni, promessa della ricerca accademica sotto l’egida di Umberto Eco e di Paolo Fabbri, sparisce tra il 30 e il 31 dicembre 1982.
Era un ragazzone eclettico che, abbandonati gli studi in fisica, decise di dedicarsi a materie umanistiche coniugando ancora la scienza, ma in parallelo ai fumetti, alla musica, alla cucina. Fino a quando, proprio in quel San Silvestro di 30 anni fa, Angelo Fabbri venne trovato morto, assassinato da 11 coltellate. A lui seguirono nel giro di una manciata di mesi i delitti della docente del Dams Francesca Alinovi, uccisa con 47 coltellate superficiali di cui una mortale, e di Leonarda Polvani, iscritta a quella facoltà per quanto lavorasse come designer di gioielli.
Per il delitto Alinovi, la giustizia ha condannato il suo giovane compagno, Francesco Ciancabilla, mentre per Leonarda Polvani, trovata in una grotta della Croara, alle porte di Bologna, non c’è colpevole. Così come non c’è colpevole per Angelo Fabbri, finito dopo i due successivi due omicidi nel novero dei delitti del Dams, espressione usata per riunire quelle morti forse malcelando la voglia – smentita – di un serial killer che si aggirasse nel mondo dell’arte bolognese.
Il libro di Gulminelli, tuttavia, non è una “narrazione di cronaca”, aggiunge ancora Lucarelli, “uno di quelli che tendono a essere un coacervo di sensazionalismo. Ma è il racconto di un ambiente, di un periodo e di una persona” attraverso i ricordo di un amico. Gulminelli non era solo un amico di Angelo Fabbri, era uno dei migliori, e per 7 anni con lui ha condiviso la vita prima nell’appartamento di via Ciamician e poi in quello di via Mirasole, da cui il ventiseienne uscirà per poi venire ammazzato.
Continua sul Fatto Quotidiano
Da qualche ora è iniziata l’azione di protesta virtuale contro lo Stop Online Piracy Act di cui ti ho parlato una settimana fa nel post introduttivo alla questione.
Moltissimi blog, siti istituzionali, realtà del web a livello internazionale hanno ‘oscurato’ i propri siti web in segno di protesta, con WordPress (sia .com che .org) che ha messo a disposizione modalità di protesta massicciamente visibili e modi per contattare in maniera diretta ed immediata i rappresentanti eletti nel Parlamento USA come mai avevo visto fare.
Per aderire anch’io al movimento ho messo un bannerino come quello che vedi (sino alla chiusura della vicenda, penso) in alto a sinistra nel blog su tutti i siti che gestisco in prima persona.
/home/kOoLiNuS, invece, essendo in lingua inglese ho deciso di oscurarlo completamente usando l’apposita opzione fornita da WordPress.com per le 12 ore clou dell’iniziativa.
Speriamo bene e che tutto questo, sia pur virtuale, movimento sia servito a smuovere qualcuno.